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20 Dicembre 2006

Dall'archivio di 006... Natale, che stress!

Non ho mai capito perché ci propinano immagini di serenità e felicità ispirate al Natale, quando in realtà ognuno di noi sa benissimo che questa festa non è per nulla riposante, anzi: spesso, sul lavoro, a scuola o a casa c'è un'atmosfera tutt'altro che natalizia?

Ogni anno, a casa mia, si comincia a parlare del Natale verso metà ottobre, così abbiamo tutto il tempo per prepararci e non dover fare le corse all'ultimo momento. E come ogni anno, i negozi ti propinano Babbi Natale e decorazioni rosse piene di oro e argento sempre più in anticipo, dall'inizio di novembre, due mesi prima. Se continuano di questo passo, tra una decina d'anni cominceremo a prepararci al Natale dal giorno di Pasqua. Sembra lo facciano apposta, i commercianti, per indurti a procrastinare il momento degli acquisti...
Ufficialmente, però si entra nel periodo dell'Avvento dal 1 dicembre in poi, con calendario in omaggio. Non sto parlando dei calendari che tutte le donne dello spettacolo fanno ogni anno, ma di quelli dell'Avvento. E guarda caso il tuo è l'unico con il cioccolato al gusto di cellophan, praticamente immangiabile.

L'8 dicembre, per tradizione, si monta l'albero. Ed ecco che ti tocca andare in soffitta tra polvere e ragnatele a ripescare, dietro una trappola per topi, accanto all'orribile regalo dell'anno scorso di zio Adalcisio, il famoso abete con rispettive decorazioni. Ovviamente fai tutto da solo, il resto della famiglia ha il solo compito di addobbarlo. Dopo mille acrobazie degne di un contorsionista, torni in salotto col tuo trofeo, inciampando sull'ultimo gradino della scala.
Si comincia a montare l'albero di pura plastica incellofanata al 100%, lavoro immane, visto che tutte le volte ti dimentichi come si fa e le istruzioni sono scritte in cirillico. Come tutte le volte, la cara famigliola decide che spetta a te svolgerlo. Del resto oramai sei un esperto, sono almeno 8 anni che lo assembli sempre tu.
Ecco, finalmente l'albero è pronto, adesso comincia il bello. Prendi con cura le poche palle di vetro finissimo rimaste, non ti fidi a lasciarle in mano a quel diavoletto chiamato "fratellino", le sistemi delicatamente sull'albero, agli altri lasci sistemare le luci e tutto il resto. Come tutti gli anni, chiedi l'onore di poter sistemare la stella, ricordandoti due secondi dopo che anche quest'anno ti sei dimenticato di comprarla.
Quando finalmente avete sistemato tutti gli addobbi, guardate soddisfatti il vostro capolavoro: è pronto, bisogna solo attaccarlo alla corrente, poi sarà perfetto. Peccato che la presa più vicina sia dall'altra parte della stanza. Nello spostamento, le ultime preziosissime palline in vetro finissimo si schiantano contro il suolo. Hai appena deciso che la prossima volta le comprerai di plastica.

I giorni successivi scorrono sereni in casa, a scuola si respira già aria di festa, e sul lavoro sei pervaso dall'atmosfera natalizia: gente che corre a destra e a manca, il negozio sempre strapieno di gente, le consegne che non arrivano mai, gli ultimi pezzi da finire: ecco il vero spirito del Natale. Per due settimane, quando arrivi a casa hai un unico desiderio: un bel letto caldo. Intanto cominci a contare quante ore mancano alla fine di questo calvario.
L'ultima settimana prima di Natale, dozzine di amici e parenti non fanno che porti la stessa domanda:"Cosa vuoi come regalo?". Cerchi di liquidarli con qualcosa tipo "mi fido del tuo buon gusto"; "fammi una sorpresa"; "E' il pensiero che conta", perché non ne hai la più pallida idea.

Intanto a scuola si respira già aria di vacanze: finalmente liberi, quindici giorni senza libri di scuola, in assoluto relax. Peccato che i prof abbiano un'altra idea di vacanza: ti vengono infatti assegnati una montagna di compiti da fare, cinque libri da leggere, tre ricerche, quattro temi e duecento pagine da studiare: appena tornati ti aspetta un compito in classe. Cominci a pensare seriamente a come fare per essere contagiato da rosolia proprio il giorno in cui dovresti tornare a scuola!

Ci siamo, è il 23, la scuola è finita, il lavoro pure, domani è Natale, passerai la giornata ad abbuffarti, chi se ne frega della dieta (la farò dopo l'Epifania), una giornata in famiglia (tanto Capodanno me lo passo poi con gli amici), una giornata intera a scambiarsi regali?
A quel punto ti accorgi che non hai ancora comprato nemmeno un regalo! La paura ti assale, esci di corsa di casa e corri a perdifiato, facendo lo slalom tra la folla, alla ricerca di qualche regalo decente. Ovviamente quello che volevi comprare è appena esaurito.
Maledici tutti quelli che hanno avuto la tua stessa idea, visto che ti sei ridotto a comprare i soliti regali, niente di originale.
"Beh, perlomeno ho trovato un regalo decente da fare" pensi mentre vedi il disperato dopo di te chiedere quel regalo esaurito, di cui tu hai preso l'ultimo articolo. La sera, esausto, ti addormenti e sogni i magnifici regali che riceverai il giorno dopo.

Si dice che l'attesa di un evento sia migliore dell'evento stesso, tu ne hai la dimostrazione quando spacchetti i tuoi regali: un maglione di lana fucsia fatto dalla nonna, due euroconvertitori e cinque portaeuro, una sciarpa, un cd che hai già, un paio di libri di autori sconosciuti e un pesce che canta come Elvis da appendere al muro.
Guardando la faccia di tutti i tuoi parenti, scopri che anche loro hanno comprato i regali ieri, esattamente come te.

Che magnifico Natale anche quest'anno.

 
01 Settembre 2006

Dall'archivio di 006... Pensieri sparsi

4 anni fa, il 1 settembre per me era così. E ora? molte cose sono cambiate, quel che mi spaventa è ciò che è rimasto sempre uguale...

Pensieri Sparsi

Considerazioni sull’estate appena passata

Primo settembre.
Più che una semplice data.
La fine dell’estate. La parola “settembre” porta con sé quell’atmosfera autunnale così malinconica, fatta di ricordi di carezze su una spiaggia ormai lontana.
Sono pochi coloro che invece che voler tornare all’afoso mavacanziero agosto, preferiscono aspettare trepidanti il ritorno alla normale vita quotidiana. E quest’anno io sono tra quelli.
In fondo, settembre, l’inizio di settembre, non è poi cosìmale.
Nell’aria c’è ancora qualche traccia di vacanza, èun’occasione per ritrovare gli amici lasciati a giugno e perdersi in racconti di un’estate ormai passata, le ultime occasioni per fermarsi in una piazzaormai non più tanto deserta, sotto il chiarore di mille stelle, per perdersi in discussioni filosofiche sul senso della vita.
E chi l’estate l’ha passata a Torino cosa avrà da raccontare? Forse nulla, ed è meglio così, ogni tanto è bello fermarsi ad ascoltare.
L’estate è attesa con trepidazione e ricordata con nostalgia.
Una sola stagione, un paio di mesi che a volte valgono piùdi un anno intero.
Perché il tempo si restringe, per vivere e finire in tempi brevi, come le circostanze richiedono.
E forse nella sua brevità che l’estate cela tutta la sua bellezza.
Poco più di tre mesi, fatti di attimi intensi e a volte indimenticabili, legati a luoghi da cartolina, bravate con gli amici, o qualcuno di speciale, con cui si sono condivisi momenti da film.
Non so voi, ma io quest’estate l’ho vissuta in un modo molto particolare, fatto di giornate in cui fermarsi a riflettere prima di andare avanti. E l’estate mi è passata davanti senza che io la potessi assaporare. Maè stato bello, davvero.
Ebbene sì, avete capito bene, quest’estate io l’ho passata a casa, tra un’equazione ed un romanzo, tra la musica ed i miei pensieri. Forse meglio così.
Che cosa strana l’estate di un sedicenne: abbastanza grande da non accontentarti della vacanza in famiglia, ancora troppo giovane per intraprendere un viaggio senza i genitori.
Anche se ti concedessero di andare in vacanza da solo,rimane il problema di trovare con chi andarci. Forse molti di voi si chiederanno che problema è, ma credetemi, per chi ha sedici anni, soprattutto per le ragazze, può essere un problema.
Per chi in vacanza cambia meta ogni anno, si pone il problema di trovare amici in villeggiatura, e così in certi momenti, viene da pensare agli amici lasciati a casa, e a desiderare settembre per poterlirivedere.
Oppure si vorrebbe tornare alla quotidianità per poter ri-iniziare quell’attività del tempo libero che tanto amiamo.
Che strana quest’ultima frase, forse sono l’unica che potrebbe concepire un simile concetto, eppure è veramente ciò che penso.
E forse coloro che non rimpiangono le vacanze sono più di quanti pensiamo.

[Domenica 1 settembre 2002]

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